Geolitologia A differenza degli altri complessi
montuosi di origine sedimentaria appartenenti alle Alpi
Meridionali, le rocce costitutive del Gruppo dell'Adamello
hanno origine magmatica, intrusiva. Il processo di raffreddamento
dei "plutoni" provenienti dal centro della Terra e penetrati
nelle fratture di rocce preesistenti ha preso inizio
circa 42 milioni di anni fa, a partire dalla zona del
Monte Re di Castello ed è terminata, estendendosi verso
nord (Monte Presanella), circa 29 milioni di anni fa.
I tipi principali di rocce magmatiche presenti nel massiccio
adamellino sono i seguenti:
quarzodioriti
(Monte Adamello, Monte Avio)
tonaliti
a grana grossa (Corno Baitone, Val Miller, Val Salarno,
Valle Adamé)
granodioriti (Monte Re di Castello, Cima Laione,
Cima Terre Fredde, Alta Valle di Stabio).
Queste
ultime formano il nucleo del Gruppo (M. Adamello, M.
Fumo, Valli d'Avio e Paghéra).
Tonaliti a grana grossa costituiscono il Corno Baitone,
le Valli Miller, di Salarno e Adamé; mentre di quelle
a grana minuta sono il Re di Castello, M. Listino, la
Val di Stabio ecc.
Tra i minerali fondamentali delle rocce dell'Adamello
si trovano il quarzo, il feldspato, l'orneblenda, il
plagioclasio. Il magma incandescente, sgorgato dal profondo,
ha metamorfosato "per contatto" le preesistenti rocce
di origine sedimentaria, derivanti da antiche barriere
coralline, di cui oggi rimangono significativi resti
solamente nella porzione meridionale del Parco, in particolare
in Val fredda e Val di Cadino. Calcari e dolomie sono
stati trasformati in marmi saccaroidi e calcefiri (Corna
Bianca), mentre nella parte più settentrionale del Parco
le arenarie sono state metamorfosate in granati (Corno
delle Granate). La natura cristallina ed impermeabile
delle rocce del Gruppo dell'Adamello, agendo in modo
sinergico con la presenza del ghiacciaio, determina
una significativa abbondanza di sorgenti e corsi d'acqua,
che un tempo davano origine a torrenti di grande portata
e cascate suggestive e spettacolari.
I calcari puri si sono trasformati in marmi, i materiali
argillosi in rocce microcristalline con frattura scheggiosa
(usate tradizionalmente come piòde per coprire gli edifici
rurali in Valle Camonica) o in formazioni cristalline
che contengono minerali accessori come miche e granati.
Le forme attuali delle montagne sono in gran parte modellate
dalla plurimillenaria azione dei ghiacciai e dai successivi
fenomeni di erosione prodotti dagli agenti atmosferici.
Nella prima metà del Novecento ha preso avvio un'azione
di sbarramento e captazione di numerosi corpi idrici
del Parco, in particolare nelle conche del Lago d'Arno
e del Lago Baitone, in Val Salarno e Val d'Avio, opere
facenti capo a due imponenti impianti idroelettrici,
quelli di S. Fiorano e di Edolo.
La Vegetazione
Lo scarto altimetrico di oltre 3.000 metri (da 390 a
3539 metri s.l.m.) esistente tra la quota minima e la
massima del Parco Adamello determina notevoli variazioni
climatiche che, unitamente alla diversificazione litologica,
influenzano in struttura, composizione e distribuzione,
tutti gli ecosistemi del Parco.
Dal fondovalle fino verso i 1000 metri di altitudine
si estendono i boschi di latifoglie, costituiti da castagneti
(Castanea sativa), un tempo assiduamente coltivati,
interrotti da prati e più spesso da boschi con prevalenza
di carpino nero (Ostrya carpinifolia), frassino maggiore
(Fraxinus excelsior), orniello (Fraxinus ornus), pioppo
tremulo (Populus tremula), betulla (Betula pendula),
acero di monte (Acer pseudoplatanus), ciliegio selvatico
(Prunus avium), salicone (Salix caprea), olmo campestre
(Ulmus minor), carpino bianco (Carpinus betulus), accompagnati
da biancospino (Crataegus monogyna), nocciolo (Corylus
avellana), e maggiociondolo (Laburnum anagyroides, L.
alpinum). Nei luoghi più esposti e aridi sono presenti
anche pino silvestre (Pinus sylvestris), rovere (Quercus
petrea) e roverella (Quercus pubescens). Il faggio (Fagus
sylvatica) è poco diffuso all'interno del Parco, essendo
in passato stato "sacrificato", per motivazioni economiche,
all'abete rosso (Picea
excelsa). Si possono peraltro ammirare splendidi
esemplari monumentali
di faggio in Val Malga di Sonico.
Lungo i numerosi corsi d'acqua sono presenti, in boschine
ripariali, ontano nero (Alnus glutinosa), salice (Salix
alba, S. elaeagnos, S. purpurea etc.), ontano bianco
(Alnus incana).
Oltre i 1000 metri di quota il manto forestale è prevalentemente
costituito da boschi di conifere, che trovano in questa
fascia il loro habitat migliore. Fitte ed estese sono
le peccete, cioè i boschi con prevalenza di abete rosso
(Picea excelsa) accompagnati da un ricco sottobosco
di mirtillo e sassifraga (Vaccinium myrtillus, V. vitis
idaea, Saxifraga cuneifolia); meno diffuse sono le abetine,
ovvero i soprassuoli costituiti in prevalenza da abete
bianco (Abies alba), localizzate principalmente in Val
Malga di Sonico.
Più in quota le peccete cedono il passo a luminosi boschi
di larice (Larix
decidua), di cui è possibile ammirare splendidi
esemplari monumentali nei pressi di Malga Casentia,
in Val Saviore. Più raro è il pino cembro (Pinus
cembra), specie di cui è comunque possibile ammirare
splendidi esemplari in Val d'Avio, nella conca del Lago
d'Arno, del lago d'Aviolo e nell'area del Monte Piccolo.
Il limite superiore del bosco si aggira sui 1900-2000
metri, ma alberi isolati raggiungono anche i 2350 metri.
Oltre il limite della vegetazione arborea si estende
la fascia degli arbusti nani e contorti, quasi prostrati
al suolo, con prevalenza di ontano verde (Alnus viridis)
e ginepro (Juniperus nana); il pino mugo (Pinus mugo)
è presente soprattutto su suoli carbonatici, in particolare
sui versanti ghiaiosi del Monte Colombine. Rododendro
ferrugineo (Rododendron
ferrugineum) e rododendro irsuto (R. hirsutum),
specie vicarianti, sono molto diffusi rispettivamente
su suoli silicei e carbonatici.
Oltre i 2200 metri si estendono le praterie alpine.
Su substrato siliceo nei pendii soleggiati è comune
l'associazione a Festuca scabriculmis, sovente accompagnata
da Potentilla aurea e Campanula barbata, mentre sui
declivi meno ripidi si trovano cariceti a Carex curvula,
che ospitano Gentiana kochiana, Astrantia minor e Trifolium
alpinum. In corrispondenza di pascoli intensamente sfruttati
a fini zootecnici prevalgono Nardus stricta e Deschampsia
caespitosa ed è inoltre possibile rinvenire Leucorchis
albida, Arnica montana, Astrantia minor.
Su substrato carbonatico prevalgono i pascoli a Sesleria
coerulea, Carex sempervirens, C. firma. Fino al limite
delle nevi perenni si alternano cariceti frammentati
da pietraie e rupi, in cui vegetano solo specie stenofrigoterme
(specializzate alla vita a bassissime temperature).
Nella vallette nivali, sopravvivono, insieme a briofite
e licheni, alcuni salici prostrati (Salix
reticulata, S. retusa, S. herbacea), talvolta insieme
a Sibbaldia procumbens, Arenaria biflora e Soldanella
alpina.
Molto diffusa all'interno del Parco è la vegetazione
di zone umide e torbiere, grazie alla notevole presenza
di tali ecosistemi di transizione all'interno dell'area
protetta. Insieme agli sfagni (Sphagnum spp.), numerosi
sono le specie adattate ad un substrato a reazione acida
e povero di azoto, tipico degli ecosistemi torbigeni:
Eriophorum scheuchzeri, E. angustifolium, E. vaginatum,
Carex fusca, Trichophorum caespitosum, Andromeda polifolia,
Vaccinium microcarpum, Drosera
rotundifolia, Carex pauciflora.
Cypripedium
calceolus.
Gentiana
verna.
Fritillaria
tubaeformis.
Leucojum
aestivum.
Aconitum
napellus.
Stella alpina.
La Flora di Rupi e Macereti In corrispondenza della cosiddetta fascia nivale,
al di sopra dei 2600-2700 metri di quota, si entra nel
vero e proprio regno della flora alpina, in questo ambiente
generalmente rappresentata da specie vistose e intensamente
variopinte.
Sui macereti e ghiaioni silicei, solitamente ubicati
alla testata delle vallate adduttrici all'acrocoro adamellino,
tra le specie più frequenti si possono rinvenire Oxyria
digyna, Geum reptans, Linaria
alpina, Cerastium uniflorum, Androsace alpina, Leucanthemopsis
alpina, Doronicum clusii, Achillea nana, Geum reptans
e il ranunculo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis),
dalle candide corolle e dal profondissimo apparato radicale.
Le rupi silicee offrono asilo a piante di rara bellezza,
dotate di sofisticate strategie di sopravvivenza. Numerosi
sono i pulvini di Saxifraga bryoides, S. exarata, Minuartia
sedoides e Silene acaulis, mentre Eritrichium nanum,
Woodsia alpina, Androsace alpina, Artemisia umbelliformis
e la subendemica Phyteuma hedraianthifolium preferiscono
ripararsi nelle fessurazioni della roccia.
La flora tipica dei substrati carbonatici, nonostante
la sua limitata diffusione all'interno del Parco, merita
un'attenzione particolare grazie alla sua ricchezza
e all'importanza geobotanica di molte specie presenti.
I ghiaioni calcarei ospitano Campanula cochlearifolia,
Gypsophila repens, Thlaspi rotundifolium, Globularia
cordifolia, Hutchinsia alpina e Minuartia verna.
Sulle rupi calcaree sono agevolmente rinvenibili Saxifraga
caesia, Draba aizoides, Bupleurum petreum. Molto più
rare e localizzate sono invece Petrocallis pyrenaica,
Potentilla nitida e le endemiche campanula dell'Arciduca
(Campanula
raineri) e Saxifraga vandellii, dalla candida corolla.
Pecularità ed Endemismi La flora generale del Parco Adamello può essere
stimata intorno alle 1400 specie. Oltre 30 di esse sono
endemiche, ovvero circoscritte in un areale molto ristretto.
Una citazione particolare merita Primula
daonensis, diffusa nel Parco nei pascoli sassosi
silicei, il cui areale coincide con i Gruppi dell'Ortles-Cevedale,
delle Orobie e dell'Adamello.
Tra gli altri endemismi si possono ricordare, nell'ambito
delle specie a diffusione alpino-orientale, Gentianella
engadinensis, Carex baldensis, Nigritella miniata, Phyteuma
globulariifolium, Sempervivum wulfenii, Primula glutinosa,
Galium baldense, Pedicularis elongata, Senecio gaudinii.
Tra le insubriche (specie il cui areale si estende tra
il Monte Baldo e il Lago di Como) si annoverano, all'interno
del Parco, Saxifraga hostii ssp. rhaetica. Endemica
delle Alpi centrali, è presente Viola thomasiana, mentre
delle Alpi Occidentali Fritillaria
tubaeformis, Epilobium fleischeri, Achillea nana.
Numerose altre specie meritano di essere citate in quanto
di grande interesse fitogeografico grazie alla loro
rarità. Tra queste si annoverano la meravigliosa Scarpetta
di Venere, Cypripedium calceolus, Leontopodium alpinum,
Andromeda polifolia, Lycopodiella inundata, Vaccinium
microcarpum, Utricularia minor, Carex microglochin,
C. pauciflora, Scheuchzeria palustris, Menyanthes trifoliata,Tulipa
australis, Listera cordata, Dactylorhiza cruenta,
D. lapponica, Trientalis europaea, Primula minima, Vitaliana
primulaeflora, Gentianella tenella, Saussurea alpina,
Ranunculus seguieri.
Per la maggior parte queste specie costituiscono dei
relitti glaciali, conservatisi nella fascia nivale dell'Arco
Alpino in quanto unico ambiente residuo dell'epoca glaciale,
durante la quale gli endemismi sopra descritti sono
giunti sulle Alpi dai Paesi Nord Europei.
Stambecco.
Capriolo.
Mammiferi
Nel Parco Adamello è presente tutta la fauna alpina
ad eccezione dell'orso bruno (Ursus arctos), oggi segnalato
solo nel versante trentino del massiccio.
In corrispondenza dei fondovalle e nei boschi di latifoglie
e conifere vivono alcuni tra i più noti rappresentanti
della famiglia dei Mustelidi: il tasso (Meles meles),
elusivo carnivoro dalle abitudini notturne che predilige
ambienti boscosi, soleggiati e cespugliati a margine
dei coltivi, la faina (Martes foina), diffusa in prossimità
dei coltivi e degli incolti, la martora (Martes martes),
specie arboricola legata alla foresta matura e la donnola
(Mustela nivalis), presente nei boschi dell'orizzonte
montano in Val Paghera di Ceto, conca del Lago d'Arno,
piana del Gaver.
Il riccio (Erinaceus
europaeus), specie insettivora, è ampiamente diffuso
dal piano basale fino a 1500 metri circa di quota, nei
boschi di latifoglie frammisti a radure e al margine
dei seminativi.
Fra i Roditori arboricoli è facile avvistare lo scoiattolo
(Sciurus
vulgaris), che predilige i boschi di latifoglie
e conifere dai 500 ai 2000 metri di quota, mentre il
ghiro (Glis glis), seppur legato alle foreste mature
di caducifoglie, può essere avvistato anche in prossimità
dei fienili.
La volpe (Vulpes
vulpes), specie ubiquitaria, predilige ambienti
selvaggi ricchi di copertura vegetale, anfratti cespugliati
e rocce che le permettono di stabilirvi le tane, dai
500 fino ai 2000 metri di quota. Le foreste miste a
radure dell'orizzonte submontano e montano sono frequentate,
rispettivamente, dal toporagno (Sorex araneus) e dal
toporagno alpino (Sorex alpinus).
Tra i 500 e i 1800 metri, in ampie radure al margine
delle foreste miste di latifoglie e conifere e nelle
peccete non chiuse vive il cervo (Cervus
elaphus), regale Ungulato appartenente alla famiglia
dei Cervidi.
Lo stesso habitat, seppure provvisto di un ricco sottobosco
cespugliato, è occupato dal capriolo (Capreolus
capreolus), aggraziato cervide dalle abitudini elusive.
Tra i Lagomorfi la lepre comune (Lepus europaeus) è
distribuita uniformemente tra i fondovalle e i 1500
metri di quota, in prossimità degli incolti e dei boschi
di latifoglie ricchi di radure.
In corrispondenza del piano culminale, nelle praterie
alpine e nelle pietraie vivono la lepre variabile (Lepus
timidus), l'ermellino (Mustela
erminea) e la marmotta (Marmota marmota), grosso
Roditore diffuso, nel Parco, tra i 1800 e i 2800 metri
di altitudine. L'organizzazione sociale di questa specie
prevede che un componente della colonia funga da sentinella
e segnali la presenza di potenziali nemici attraverso
l'emissione di un fischio stridulo. L'arvicola delle
nevi (Microtus nivalis) è un piccolo Roditore che vive
in tane scavate nel terreno nell'orizzonte subalpino
ed alpino.
Oltre il limite della vegetazione arborea è possibile
osservare il camoscio (Rupicapra
rupicapra) e lo stambecco (Capra
ibex), eleganti Ungulati appartenenti alla famiglia
dei Bovidi, che prediligono le rocce più impervie e
scoscese del Parco. Il camoscio, animale dalle abitudini
gregarie, si differenzia dallo stambecco, oltre che
per le dimensioni ridotte e per la presenza, in entrambi
i sessi, di piccole corna ripiegate ad uncino, per la
maggiore elusività.
Capriolo
maschio.
Gli Ungulati
Gli Ungulati presenti nel Parco, appartenenti all'ordine
degli Artiodattili, sono capriolo,
cervo
(Famiglia dei Cervidi), camoscio
e stambecco
(Famiglia dei Bovidi).
Picchio verde.
Pettirosso.
Uccelli Numerosissime sono le specie di avifauna che
vivono nei diversi ambienti dei Parco. Caratteristici
dei boschi dell'orizzonte submontano sono i Picidi quali
il picchio verde (Picus
viridis), il picchio rosso maggiore (Picoides major)
-facilmente individuabile grazie al caratteristico richiamo,
un breve e acuto kik che viene emesso molto velocemente
- ed il raro picchio nero (Dryocopus martius), la cui
presenza è strettamente legata alla disponibilità di
vecchi alberi marcescenti. Durante la primavera e l'estate
esso si nutre soprattutto di larve di insetti parassiti
degli alberi, che ricerca scavando buchi nel tronco;
in autunno ed in inverno si nutre degli insetti svernanti
sotto le cortecce e dei semi delle pigne. Per poter
estrarre i pinoli il picchio incastra le pigne in una
fessura della corteccia di un albero, generalmente sempre
lo stesso, che si riconosce per le pigne già utilizzate
che si accumulano alla sua base.
La civetta capogrosso (Aegolius funereus) è uno Strigiforme
che vive nei boschi d'alto fusto con presenza di larice
e nidifica volentieri nelle cavità prodotte dai picchi.
Altri rapaci notturni che vivono nel Parco sono la civetta
nana (Glaucidium passerinum), l'allocco (Strix aluco)
e il gufo comune (Asio
otus), che predilige i boschi frammisti a radure.
Fra i rapaci diurni si ricordano il falco pecchiaiolo
(Pernis apivorus), lo sparviere (Accipiter nisus), la
poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus),
l'astore (Accipiter gentilis) presente nelle foreste
di conifere a quote comprese tra i 1000 ed i 1800 metri
di quota.
Nel Parco vivono anche i Tetraonidi, uccelli di particolare
interesse a causa della loro rarità e delle notevoli
esigenze ecologiche. Nei boschi misti con ricco sottobosco
è possibile avvistare il francolino di monte (Bonasia
bonasia), mentre il fagiano di monte o gallo forcello
(Tetrao tetrix) predilige i lariceti e gli arbusteti
alpini tra i 1600 ed i 2200 m di quota. Il gallo forcello
è una specie poligama in cui il corteggiamento avviene,
dopo un susseguirsi di inseguimenti e combattimenti
tra maschi per aggiudicarsi, mediante parate, danze
e canti alle prime luci dell'alba, la migliore arena
di canto (area in genere pianeggiante e priva di vegetazione
che viene riutilizzata ogni anno). Nelle arene di canto,
al termine delle esibizioni, avviene l'accoppiamento
delle femmine con i maschi dominanti.
Rarissimo è il gallo cedrone (Tetrao urogallus), specie
che vive solo in ambienti naturali integri e che è ormai
relegata, con consistenze irrisorie, in pochi ambiti
boscati della Val Paghera di Vezza d'Oglio e della località
Olda di Sonico. Il suo habitat è essenzialmente costituito
da foreste miste di latifoglie e conifere, con abbondante
sottobosco erbaceo ed arbustivo, rigogliosa rinnovazione
e presenza di vetusti esemplari arborei necessari alla
specie come posatoi e per l'involo. Il gallo cedrone
è particolarmente sensibile al disturbo antropico.
La pernice bianca (Lagopus
mutus) è il tetraonide che vive alle quote più elevate.
Analogamente alla lepre variabile ed all'ermellino in
inverno assume una livrea completamente bianca che le
consente di mimetizzarsi perfettamente con l'ambiente
da lei frequentato, al limite delle nevi perenni a quote
comprese tra i 2300 ed i 2800 m di quota. Nel piano
culminale era un tempo diffusa la coturnice
(Alectoris
graeca), specie rupicola il cui habitat ideale coincide
con i versanti aridi esposti a sud tra i 1700 ed i 2300
metri di quota.
La prateria alpina è abitata dal culbianco (Oenanthe
oenanthe), dal sordone (Prunella collaris) e dal fringuello
alpino (Montifringilla nivalis).
Sui dirupi rocciosi degli orizzonti estremi nidificano
l'aquila reale (Aquila chrysaëtos) ed il gracchio alpino
(Pyrrhocorax graculus). L'aquila, specie territoriale
e monogama, durante l'estate si nutre soprattutto di
marmotte, giovani ungulati, ricci, volpi, corvidi e
passeriformi. In inverno e primavera consuma le carcasse
degli erbivori selvatici e del bestiame domestico travolto
da slavine.
Femmina Tritone
crestato.
Pesci,
Anfibi e Rettili
Nelle acque correnti
la specie ittica più frequente è la trota fario (Salmo
trutta fario), presente sia per le periodiche immissioni
di ripopolamento sia per la sua elevata capacità riproduttiva.
La sottospecie originariamente autoctona è ampiamente
diffusa nella media ed alta Val Camonica e nell'alta
Valle del Caffaro, fino ad oltre 2000 m di quota. Altri
Salmonidi presenti, seppure non autoctoni, sono la trota
marmorata (Salmo trutta marmoratus) e la trota iridea
(Salmo gairdneri). La fauna ittica del Parco comprende
anche lo scazzone (Cottus gobio), presente nell'areale
della trota fario seppure a quote più basse, e la sanguinerola
(Phoxinus phoxinus), conosciuta con certezza solamente
per i tratti inferiori dei principali torrenti del Parco
Adamello.
Legati all'acqua e più in generale agli ambienti umidi
almeno nelle prime fasi del ciclo vitale, sono gli Anfibi.
Agli Urodeli appartengono salamandre e tritoni. La salamandra
pezzata (Salamandra
salamandra) abita le vallecole umide del bosco misto.
Nel Parco è indicata per la Valle dei Re a Niardo, la
Val Paghera di Ceto, la Val Saviore, la Val Malga e
la Val d'Avio. La salamandra alpina (Salamandra atra)
è più alto-montana ed alpina ed è ovunque vicariante
della salamandra pezzata. Vive nei siti umidi e ombrosi
dei bosco di conifere ed è presente fino alla fascia
degli arbusti contorti, nella prateria e nei macereti
alpini, in luoghi con elevato tasso di umidità ambientale.
Nel Parco è segnalata solo per la Val Braone e per l'alta
Val Malga (dintorni del Lago Baitone e presso il Rifugio
Tonolini). Il tritone crestato
(Triturus
carnifex) è specie planiziale con ampia distribuzione
submontana e montana, nelle valli interne può raggiungere
anche la fascia subalpina. Predilige acque a lento corso,
o stagnanti. Nel Parco, nonostante la sua ampia adattabilità,
è segnalato solo per la località Lagoja, sopra Berzo
Demo. Il tritone alpino (Triturus alpestris), proprio
dei siti alto-montani, nelle Alpi frequenta laghi e
laghetti nonché le anse dei torrenti ove la corrente
è meno forte. Per il territorio del Parco è segnalato
esclusivamente in alta Val d'Avio, presso Malga Lavedole.
La rarità dei tritoni in Valle Camonica è ritenuta dagli
esperti anche conseguenza delle indiscriminate immissioni
di trote, vere e proprie predatrici di Urodeli. Per
quanto riguarda gli Anfibi Anuri, nel Parco sono presenti
rane verdi, rane rosse e rospi propriamente detti. La
rana verde per eccellenza (Rana esculenta) è segnalata
unicamente per i dintorni di Breno, ma la sua presenza
è possibile anche lungo il fondovalle di tutto il medio
corso dell'Oglio. Al gruppo delle rane rosse è riferibile
la rana temporaria (Rana
temporaria), specie montana e subalpina solo temporaneamente
acquatica: infatti, gli adulti si trovano dispersi sul
territorio, anche lontano dall'elemento che ha assicurato
il loro sviluppo. Nel Parco è segnalata in numerosissime
località, anche oltre i 2000 metri di quota.
Il rospo comune (Bufo bufo), notoriamente erratico negli
ambienti submontani e montani più diversi, è invece
indicato solamente in Val Saviore e Val Malga.
La natrice dal collare (Natrix natrix) e la natrice
tessellata (Natrix tessellata) sono legate alle acque
stagnanti tra i 300 e i 1800 metri di quota. Le natrici
sono segnalate nel territorio di Breno, Niardo, Cedegolo,
Malonno, Vezza d'Oglio e Temù. In ambienti secchi con
arbusti, ai margini boschivi, nelle radure e negli incolti,
è possibile imbattersi nel biacco (Coluber viridiflavus)
indicato, fra 650 e 1300 m di quota, per i dintorni
di Breno, Ceto, Capo di Ponte, Berzo Demo, Valle di
Saviore, Malonno e Sonico. Nello stesso orizzonte, ma
più arboricolo, è possibile trovare il colubro di Esculapio
(Elaphe longissima), che frequenta boschi, radure e
ambienti ruderali. Un Colubride più xerofilo è il colubro
liscio (Coronella austriaca), indicato per Breno, Val
di Saviore e Val d'Avio. Fra gli Ofidi, le uniche specie
velenose sono la vipera comune
(Vipera
aspis), ampiamente diffusa fra 500 e 1200 m, e il
marasso (Vipera berus) che non pare condividere il territorio
con essa e può essere considerato suo vicariante, diffuso
fra l'orizzonte montano superiore e quello altoalpino.
Fra i Rettili Sauri sono diffusi l'orbettino (Anguis
fragilis), che vive nella lettiera dei boschi e nei
terreni ricchi di humus, la lucertola muraiola (Podarcis
muralis), il ramarro (Lacerta
bilineata), che abita gli arbusteti, i pendii e
le radure dei boschi soleggiati. Il Sauro più interessante
dal punto di vista naturalistico è però la lucertola
vivipara (Lacerta
vivipara), presente in molte località, per lo più
nel rodoreto e nei siti esposti ma umidi, o addirittura
presso i ruscelli, da 1230 a 2550 m.