In Valle Camonica la viticoltura ha una lunga tradizione e storicamente la superficie interessata, giungendo fino ad Edolo, aveva superato i 2000 ettari di estensione, in gran parte in coltura promiscua con prato e seminativi ed occupando frequentemente terrazzamenti all’uopo realizzati.
Negli ultimi decenni il declino di questa attività è stato molto accentuato, in relazione al mutare delle condizioni socio-economiche generali ed alla scarsa qualità del prodotto, di bassa gradazione e ad elevata acidità, realizzato spesso a livello amatoriale e solo per autoconsumo.
Le superfici vitate ufficialmente si sono così ridotte a poco più di 150 ha, pochi dei quali all’interno del Parco dell’Adamello.
E’ nel corso degli ultimi dieci anni che si è realizzata una “riscoperta” di questa coltivazione, rivalutandone significativamente le potenzialità, con la riconversione dei vigneti a coltura specializzata ed a criteri e forme di allevamento più moderni e razionali, impiantando vitigni di migliore qualità ed adattabilità all’ambiente montano.
Importante passo è stato il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Tipica (I.G.T.)
La maggior parte dei vini ottenuti appartengono alla categoria dei rossi da tavola, sono contraddistinti da una buona intensità colorante e da discreta morbidezza e struttura, le sensazioni olfattive vertono al floreale per i Marzemini, al vegetale fresco per il Merlot con una gradazione alcolica ricopresanormalmente tra gli 11 ed i 12 gradi, superando i 12° nel caso si aggiungano percentuali variabili di uve passite prima della fermentazione.
Il Parco dell’Adamello valorizza anche la vecchia viticoltura tradizionale, per il suo ruolo di caratterizzazione del paesaggio degli orizzonti inferiori del Parco. In passato la vite era coltivata come coltura promiscua ai bordi di seminativi a patate o cereali ed era spesso intercalata a piante di noce, pesco o altre piante da frutto. La forma di allevamento adottata più frequentemente era una specie di pergoletta, dove i pali capitesta e rompitratta erano spesso dei monoliti di “granito”dell’Adamello, appositamente sagomati. La struttura di sostegno veniva completata con una doppia fila di correnti e di ali laterali in legno di castagno, sulle quali veniva fatta sviluppare la parte aerea della pianta. Ai bordi dei campi venivano piantumati alcuni esemplari di salice da vimini, allevati a capitozzo, dai quali si ricavavano annualmente i rami per effettuare le legature della vite alla struttura di sostegno.
Recentemente è stato realizzato dal parco un percorso attrezzato in comune di Braone (Camminata alta – alla scoperta del paesaggio agrario del Parco dell’Adamello in comune di Braone), unitamente ad un opuscolo didattico-illustrativo ad esso dedicato, con l’obbiettivo di guidare gli escursionisti all’interno di una zona di campagna dove il paesaggio è caratterizzato proprio dalle vecchie coltivazioni promiscue di vite, ancora oggi conservate.
|