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Lavorazione del formaggio
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Dimora rurale a Cimbergo
 
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Apiario nomade in Valle di Cadino
 
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Infiorescenza di castagno
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Vecchie varietà di melo
 
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Campo di piante officinali
 
  SAPORI DELPARCO
 

La superficie di territorio compresa all’interno dei confini del Parco dell’Adamello ammonta a 51.000 ha. Di questi, circa il 10% sono terreni soggetti ad utilizzo agricolo, più o meno intenso.

Il tradizionale sistema agricolo alpino, presente anche nel Parco dell’Adamello sino all’avvento definitivo dell’industrializzazione, aveva consentito la progressiva messa a coltura di terreni spesso impervi e difficili da lavorare e lo sviluppo di una agricoltura in grado di produrre quanto necessario per la sopravvivenza delle famiglie.

Molti pezzi di questo sistema sono stati progressivamente sostituiti dal nuovo modello agricolo con produzioni orientate al mercato, ma molto è rimasto ancora oggi del passato, pur con i dovuti aggiornamenti.

Le aziende più numerose del Parco allevano bovini da latte, utilizzando allo scopo i foraggi prodotti sui prati e sui pascoli naturali. Le produzioni spaziano dai formaggi freschi come Formaggelle, Casolet e Rosa Camuna (prodotta in un caseificio cooperativo di fondovalle), sino ai più tradizionali e stagionati formaggi Silter e “nostrano”. Nell’ambito di questo gruppo spicca per autenticità il formaggio prodotto in malga, con animali al pascolo sulle praterie alpine, proprio come sempre avvenuto in passato.

Negli ultimi anni c’è stato un ritorno di interesse per l’allevamento caprino, dove si segnala l’esistenza in Val Saviore di una razza autoctona considerata a rischio d’estinzione, la Capra Bionda dell’Adamello. Numerosi formaggi, freschi o stagionati, sono prodotti con il latte caprino ma tra di essi una menzione particolare merita il Fatulì, ottenuto proprio con latte di Capra bionda dell’Adamello e riconosciuto presidio Slow Food nel 2007. Dalla coscia delle capre viene ottenuto dopo essiccazione all’aria una sorta di prosciutto: il violino.

Sui pascoli alpini, nelle zone più marginali e non utilizzate dai bovini, era tradizione monticare greggi di ovini transumanti e questa attività continua ancora oggi in alcune malghe del Parco dell’Adamello. Si tratta sempre di pecore destinate alla produzione di carne, appartenenti alla razza pecora bergamasca o alla razza autoctona pecora di Corteno. Oltre al classico agnello, da questo allevamento si ricava la carne necessaria per la preparazione della Berna, carne di pecora essiccata della tradizione dei pastori, nonché della tipica salsiccia di castrato, insaccato inventato, sembra, da un tal Pietro Rizzieri a Breno, alla fine del 1800.

Sempre sul finire del 1800, a Cimbergo, un tale Faustino Piccardi scriveva un trattato di apicoltura adattato ai luoghieancoraoggi traccia di questa tradizione è tramandata dai numerosissimi apicoltori esistenti.

Sul fronte delle coltivazioni il ruolo di principale attore è svolto dal castagno, tradizionale risorsa della montagna i cui boschi caratterizzano fortemente il paesaggio di basso versante.

Accanto ai 203 ettari di castagneti da frutto ben conservati, all’interno del Parco dell’Adamello si possono trovare anche coltivazioni di altre piante da frutto, in particolare di melo, per le quali il Parco sta conducendo unprogetto di ricerca, recupero e valorizzazione delle antiche varietà coltivate, che vengono conservate in un campo collezione realizzato in comune di Sonico.

Sui terrazzamenti più assolati fino all’altezza del comune di Berzo Demo, era presente la viticoltura in vigneti in coltivazione promiscua con seminativi e con l’utilizzo di piante da frutto intercalate alla vite. A questo tradizionale sistema d’allevamento, che sta progressivamente scomparendo, si stanno affiancando oggi alcuni vigneti moderni, dove viene prodotta l’uva per il vino Valle Camonica IGT.

Su alcune terrazze si sono sviluppate anche alcune coltivazioni di piante officinali, che riprendono in chiave moderna la tradizione della raccolta delle erbe officinali spontanee nei prati e nei boschi.