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Per secoli il castagno, con i suoi prodotti, ha rappresentato una fondamentale ed insostituibile risorsa per le popolazioni montane; se le castagne e la farina derivata sono state fonte alimentare primaria, non meno importante è risultato lo sfruttamento, sia a fustaia che a ceduo di questa specie, per trarne sia legna da opera che da ardere e fogliame da utilizzare come lettiera per gli animali allevati
La stretta dipendenza da questa coltivazione, le tecniche di coltivazione, la trasformazione dei prodotti, le stesse tradizioni ad esse collegate hanno dato vita ad una vera e propria“Civiltà del castagno”
I radicali mutamenti sociali con il rapido esaurirsi di una economia di sussistenza, unito al diffondersi di gravi patologie altamente degenerative, specie delle piante da frutto, hanno portato a partire dal secondo dopoguerra ad un abbandono pressoché generalizzato di questa coltivazione.
Solo negli ultimi anni si è assistito ad un ritorno di interesse di privati, organizzazioni collettive ed Enti per rivalorizzare, in particolare, la pregevole produzione frutticola locale, riconoscendo al contempo l’importanza del recupero ambientale ad essa strettamente collegato. Quest’ultimo si configura principalmente con azioni di ripulitura del sottobosco dalle specie invadenti, di spollonatura basale e risanamento delle piante in produzione, di recupero dei manufatti collegati, quali i muretti a secco di terrazzamento o di confine di proprietà o i lunettamenti a trattenimento del terreno in corrispondenza della singola pianta, di restauro conservativo delle tradizionali strutture di trasformazione: locali per essiccazione, Mulini ad acqua.
Il Piano di Settore Agricoltura del Parco dell’Adamello ha identificato al suo interno oltre millecinquanta ettari di boschi, del piano submontano, caratterizzati dalla diffusa presenza del castagno, governato a ceduo o fustaia, spesso associato a fustaie in transizione. Circa 203 ettari sono rappresentati invece da castagneti da frutto in buono stato di conservazione, in cui chiaramente evidente è l’originario sesto di impianto, assistiti sul piano colturale o di pregio storico, meritevoli di recupero e/o conservazione. In tali situazioni sono numerosissime le piante pluricentenarie e tra di esse molte le monumentali suscettibili di particolare tutela.
Le castagne raccolte sono vendute come frutto fresco, specie se appartenenti ai più pregiati ecotipi locali quali “Barrera” e “Marrone di Breno”, oppure trasformate in farina, ottenuta principalmente da altre varietà locali come:“Bilina”, “Roser”, “Platela”, “Aner”, “Agostana”, “Catot”. Quest’ultima molto apprezzata, nonostante la piccola pezzatura, per la sua dolcezza per trarne le tradizionali mondine o mondole, come vengono dettelocalmente le caldarroste.
Tra i derivati ottenuti dalla farina di castagne, si segnalano preparazioni di forneria o pasticceria, quali tagliatelle biscotti o torte, che riprendono le tradizioni passate in chiave moderna e sono offerte anche dalla ristorazione locale.
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