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E' uno spettacolo davvero impressionante quello che
si presenta percorrendo la vecchia strada comunale che
da Prestine conduce a Campolaro. Giunti in località
Serla si apre lo scenario di una frana imponente, che
ha eroso gran parte del versante spogliandolo della
vegetazione e della crosta di terreno superficiale,
scaricando rocce e terriccio sulla strada che conduce
alle case di Serla.
Questo dissesto idrogeologico è probabilmente legato
ad una serie di concause che hanno determinato, nel
corso degli ultimi decenni, il progressivo allargamento
del fronte di frana e l'aggravarsi delle condizioni
di stabilità dell'intero versante: la natura del substrato
roccioso (costituito da marne calcaree e dolomie) è
fragile e poco compatto, e può essere facilmente messo
in movimento dal dilavamento superficiale dovuto alle
piogge o ad infiltrazioni di acqua.
La frana non ha origini recenti, anche se il dissesto
si è notevolmente aggravato negli ultimi anni: le precipitazioni
abbondanti della primavera del 1995 hanno trasportato
consistenti quantitativi di materiale terroso, solo
parzialmente rimossi dal torrente che scorre lunga la
Valle delle Valli.
La frana è stata più volte soggetta anche a parziali
interventi di sistemazione, basati essenzialmente sulla
realizzazione di manufatti in pietrame e malta a difesa
soprattutto delle strade esistenti, che tuttavia non
hanno impedito l'estendersi del fronte di erosione.
Il Parco dell'Adamello ha proceduto negli scorsi anni
ad una sistemazione globale del dissesto, ricorrendo
a metodi di ingegneria naturalistica, che portano all'inserimento
di strutture vive all'interno del corpo di frana, così
da consentire un aumento della stabilità del versante,
mediante interventi capaci di autoconsolidarsi negli
anni ed estendersi anche alle zone più impervie o meno
facilmente raggiungibili. Si è utilizzato, per il recupero,
materiale locale o comunque non estraneo a quello riscontrabile
sul posto. L'obiettivo principale è stato quello
di arrestare il continuo avanzamento del fronte di frana
e di consolidare il versante per permettere la rinascita
della vegetazione su un'area in continuo movimento.
La sistemazione ha avuto un carattere sperimentale ed
innovativo: se altrove le tecniche di ingegneria naturalistica
sono già state ampiamente applicate con risultati più
che lusinghieri, in Valle Camonica faticano ancora a
decollare. Perciò l'intervento è servito anche come
dimostrazione delle potenzialità dell'ingegneria naturalistica
per il recupero di aree degradate e dissestate.
Ci vorrà comunque qualche anno prima che tutta la zona
erosa possa venire ricoperta da una vegetazione fitta,
e riacquistare così la fisionomia propria di un ambiente
naturale integro e fruibile.
Il progetto
Il progetto è stato finanziato dal
Ministero per l'Ambiente con fondi ex L.394/91 (legge
quadro statale sulle aree protette) ed è stato concluso
nel 1997.
Sono state allontanate le acque di deflusso che scendono
dalla zona a monte del corpo di frana, che sono la principale
causa del dissesto, attraverso la realizzazione di canali
di raccolta e di scolo. Il versante è stato ripulito,
e consolidato con il posizionamento di palificate miste
in legname, pietrame e fascinate interrate e ancorate
con pali (metodo Hofmann). A conclusione di questa fase,
si è proceduto al rinverdimento di tutta la superficie
mediante idrosemina (metodo Hydromulching) e la messa
a dimora di piante autoctone, quali salice, salicone,
sorbo, maggiociondolo, ontano, ecc...
Nel corso dell'estate 2000, grazie ad una collaborazione
tra Parco Adamello e Azienda Regionale delle Foreste
(Ufficio di Breno), è stato realizzato un intervento
di manutenzione e rinverdimento dei manufatti effettuati
nel 1997.
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