La natura

Geolitologia

A differenza degli altri complessi montuosi di origine sedimentaria appartenenti alle Alpi Meridionali, le rocce costitutive del Gruppo dell'Adamello hanno origine magmatica, intrusiva. Il processo di raffreddamento dei "plutoni" provenienti dal centro della Terra e penetrati nelle fratture di rocce preesistenti ha preso inizio circa 42 milioni di anni fa, a partire dalla zona del Monte Re di Castello ed è terminata, estendendosi verso nord (Monte Presanella), circa 29 milioni di anni fa.
I tipi principali di rocce magmatiche presenti nel massiccio adamellino sono i seguenti:
  • quarzodioriti (Monte Adamello, Monte Avio)
  • tonaliti a grana grossa (Corno Baitone, Val Miller, Val Salarno, Valle Adamé)
  • granodioriti (Monte Re di Castello, Cima Laione, Cima Terre Fredde, Alta Valle di Stabio).
Queste ultime formano il nucleo del Gruppo (M. Adamello, M. Fumo, Valli d'Avio e Paghéra). 
Tonaliti a grana grossa costituiscono il Corno Baitone, le Valli Miller, di Salarno e Adamé; mentre di quelle a grana minuta sono il Re di Castello, M. Listino, la Val di Stabio ecc. 
Tra i minerali fondamentali delle rocce dell'Adamello si trovano il quarzo, il feldspato, l'orneblenda, il plagioclasio. Il magma incandescente, sgorgato dal profondo, ha metamorfosato "per contatto" le preesistenti rocce di origine sedimentaria, derivanti da antiche barriere coralline, di cui oggi rimangono significativi resti solamente nella porzione meridionale del Parco, in particolare in Val fredda e Val di Cadino. Calcari e dolomie sono stati trasformati in marmi saccaroidi e calcefiri (Corna Bianca), mentre nella parte più settentrionale del Parco le arenarie sono state metamorfosate in granati (Corno delle Granate). La natura cristallina ed impermeabile delle rocce del Gruppo dell'Adamello, agendo in modo sinergico con la presenza del ghiacciaio, determina una significativa abbondanza di sorgenti e corsi d'acqua, che un tempo davano origine a torrenti di grande portata e cascate suggestive e spettacolari. 
I calcari puri si sono trasformati in marmi, i materiali argillosi in rocce microcristalline con frattura scheggiosa (usate tradizionalmente come piòde per coprire gli edifici rurali in Valle Camonica) o in formazioni cristalline che contengono minerali accessori come miche e granati. 
Le forme attuali delle montagne sono in gran parte modellate dalla plurimillenaria azione dei ghiacciai e dai successivi fenomeni di erosione prodotti dagli agenti atmosferici. 
Nella prima metà del Novecento ha preso avvio un'azione di sbarramento e captazione di numerosi corpi idrici del Parco, in particolare nelle conche del Lago d'Arno e del Lago Baitone, in Val Salarno e Val d'Avio, opere facenti capo a due imponenti impianti idroelettrici, quelli di S. Fiorano e di Edolo.

La vegetazione

Lo scarto altimetrico di oltre 3.000 metri (da 390 a 3539 metri s.l.m.) esistente tra la quota minima e la massima del Parco Adamello determina notevoli variazioni climatiche che, unitamente alla diversificazione litologica, influenzano in struttura, composizione e distribuzione, tutti gli ecosistemi del Parco. 
Dal fondovalle fino verso i 1000 metri di altitudine si estendono i boschi di latifoglie, costituiti da castagneti (Castanea sativa), un tempo assiduamente coltivati, interrotti da prati e più spesso da boschi con prevalenza di carpino nero (Ostrya carpinifolia), frassino maggiore (Fraxinus excelsior), orniello (Fraxinus ornus), pioppo tremulo (Populus tremula), betulla (Betula pendula), acero di monte (Acer pseudoplatanus), ciliegio selvatico (Prunus avium), salicone (Salix caprea), olmo campestre (Ulmus minor), carpino bianco (Carpinus betulus), accompagnati da biancospino (Crataegus monogyna), nocciolo (Corylus avellana), e maggiociondolo (Laburnum anagyroides, L. alpinum). Nei luoghi più esposti e aridi sono presenti anche pino silvestre (Pinus sylvestris), rovere (Quercus petrea) e roverella (Quercus pubescens). Il faggio (Fagus sylvatica) è poco diffuso all'interno del Parco, essendo in passato stato "sacrificato", per motivazioni economiche, all'abete rosso (Picea excelsa). Si possono peraltro ammirare splendidi esemplari monumentali di faggio in Val Malga di Sonico. 
Lungo i numerosi corsi d'acqua sono presenti, in boschine ripariali, ontano nero (Alnus glutinosa), salice (Salix alba, S. elaeagnos, S. purpurea etc.), ontano bianco (Alnus incana). 
Oltre i 1000 metri di quota il manto forestale è prevalentemente costituito da boschi di conifere, che trovano in questa fascia il loro habitat migliore. Fitte ed estese sono le peccete, cioè i boschi con prevalenza di abete rosso (Picea excelsa) accompagnati da un ricco sottobosco di mirtillo e sassifraga (Vaccinium myrtillus, V. vitis idaea, Saxifraga cuneifolia); meno diffuse sono le abetine, ovvero i soprassuoli costituiti in prevalenza da abete bianco (Abies alba), localizzate principalmente in Val Malga di Sonico. 
Più in quota le peccete cedono il passo a luminosi boschi di larice (Larix decidua), di cui è possibile ammirare splendidi esemplari monumentali nei pressi di Malga Casentia, in Val Saviore. Più raro è il pino cembro (Pinus cembra), specie di cui è comunque possibile ammirare splendidi esemplari in Val d'Avio, nella conca del Lago d'Arno, del lago d'Aviolo e nell'area del Monte Piccolo. Il limite superiore del bosco si aggira sui 1900-2000 metri, ma alberi isolati raggiungono anche i 2350 metri. 
Oltre il limite della vegetazione arborea si estende la fascia degli arbusti nani e contorti, quasi prostrati al suolo, con prevalenza di ontano verde (Alnus viridis) e ginepro (Juniperus nana); il pino mugo (Pinus mugo) è presente soprattutto su suoli carbonatici, in particolare sui versanti ghiaiosi del Monte Colombine. Rododendro ferrugineo (Rododendron ferrugineum) e rododendro irsuto (R. hirsutum), specie vicarianti, sono molto diffusi rispettivamente su suoli silicei e carbonatici.
Oltre i 2200 metri si estendono le praterie alpine. Su substrato siliceo nei pendii soleggiati è comune l'associazione a Festuca scabriculmis, sovente accompagnata da Potentilla aurea e Campanula barbata, mentre sui declivi meno ripidi si trovano cariceti a Carex curvula, che ospitano Gentiana kochiana, Astrantia minor e Trifolium alpinum. In corrispondenza di pascoli intensamente sfruttati a fini zootecnici prevalgono Nardus stricta e Deschampsia caespitosa ed è inoltre possibile rinvenire Leucorchis albida, Arnica montana, Astrantia minor. 
Su substrato carbonatico prevalgono i pascoli a Sesleria coerulea, Carex sempervirens, C. firma. Fino al limite delle nevi perenni si alternano cariceti frammentati da pietraie e rupi, in cui vegetano solo specie stenofrigoterme (specializzate alla vita a bassissime temperature).
Nella vallette nivali, sopravvivono, insieme a briofite e licheni, alcuni salici prostrati (Salix reticulata, S. retusa, S. herbacea), talvolta insieme a Sibbaldia procumbens, Arenaria biflora e Soldanella alpina. 
Molto diffusa all'interno del Parco è la vegetazione di zone umide e torbiere, grazie alla notevole presenza di tali ecosistemi di transizione all'interno dell'area protetta. Insieme agli sfagni (Sphagnum spp.), numerosi sono le specie adattate ad un substrato a reazione acida e povero di azoto, tipico degli ecosistemi torbigeni: Eriophorum scheuchzeri, E. angustifolium, E. vaginatum, Carex fusca, Trichophorum caespitosum, Andromeda polifolia, Vaccinium microcarpum, Drosera rotundifolia, Carex pauciflora.

La Flora di Rupi e Macereti

In corrispondenza della cosiddetta fascia nivale, al di sopra dei 2600-2700 metri di quota, si entra nel vero e proprio regno della flora alpina, in questo ambiente generalmente rappresentata da specie vistose e intensamente variopinte. 
Sui macereti e ghiaioni silicei, solitamente ubicati alla testata delle vallate adduttrici all'acrocoro adamellino, tra le specie più frequenti si possono rinvenire Oxyria digyna, Linaria alpina, Cerastium uniflorum, Androsace alpina, Leucanthemopsis alpina, Doronicum clusii, Achillea nana, Geum reptans e il ranunculo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis), dalle candide corolle e dal profondissimo apparato radicale. 
Le rupi silicee offrono asilo a piante di rara bellezza, dotate di sofisticate strategie di sopravvivenza. Numerosi sono i pulvini di Saxifraga bryoides, S. exarata, Minuartia sedoides e Silene acaulis, mentre Eritrichium nanum, Woodsia alpina, Androsace alpina, Artemisia umbelliformis e la subendemica Phyteuma hedraianthifolium preferiscono ripararsi nelle fessurazioni della roccia. 
La flora tipica dei substrati carbonatici, nonostante la sua limitata diffusione all'interno del Parco, merita un'attenzione particolare grazie alla sua ricchezza e all'importanza geobotanica di molte specie presenti. I ghiaioni calcarei ospitano Campanula cochlearifolia, Gypsophila repens, Thlaspi rotundifolium, Globularia cordifolia, Hutchinsia alpina e Minuartia verna. 
Sulle rupi calcaree sono agevolmente rinvenibili Saxifraga caesia, Draba aizoides, Bupleurum petreum. Molto più rare e localizzate sono invece Petrocallis pyrenaica, Potentilla nitida e le endemiche campanula dell'Arciduca (Campanula raineri) e Saxifraga vandellii, dalla candida corolla.

Peculiarità ed Endemismi
La flora generale del Parco Adamello può essere stimata intorno alle 1400 specie. Oltre 30 di esse sono endemiche, ovvero circoscritte in un areale molto ristretto.
Una citazione particolare merita Primula daonensis, diffusa nel Parco nei pascoli sassosi silicei, il cui areale coincide con i Gruppi dell'Ortles-Cevedale, delle Orobie e dell'Adamello.
Tra gli altri endemismi si possono ricordare, nell'ambito delle specie a diffusione alpino-orientale, Gentianella engadinensis, Carex baldensis, Nigritella miniata, Phyteuma globulariifolium, Sempervivum wulfenii, Primula glutinosa, Galium baldense, Pedicularis elongata, Senecio gaudinii.
Tra le insubriche (specie il cui areale si estende tra il Monte Baldo e il Lago di Como) si annoverano, all'interno del Parco, Saxifraga hostii ssp. rhaetica. Endemica delle Alpi centrali, è presente Viola thomasiana, mentre delle Alpi Occidentali Fritillaria tubaeformis, Epilobium fleischeri, Achillea nana.
Numerose altre specie meritano di essere citate in quanto di grande interesse fitogeografico grazie alla loro rarità. Tra queste si annoverano la meravigliosa Scarpetta di Venere, Cypripedium calceolus, Leontopodium alpinum, Andromeda polifolia, Lycopodiella inundata, Vaccinium microcarpum, Utricularia minor, Carex microglochin, C. pauciflora, Scheuchzeria palustris, Menyanthes trifoliata, Tulipa australis, Listera cordata, Dactylorhiza cruenta, D. lapponica, Trientalis europaea, Primula minima, Vitaliana primulaeflora, Gentianella tenella, Saussurea alpina, Ranunculus seguieri.
Per la maggior parte queste specie costituiscono dei relitti glaciali, conservatisi nella fascia nivale dell'Arco Alpino in quanto unico ambiente residuo dell'epoca glaciale, durante la quale gli endemismi sopra descritti sono giunti sulle Alpi dai Paesi Nord Europei.




Mammiferi

Nel Parco Adamello è presente tutta la fauna alpina compreso l'orso (Ursus arctos) che da qualche anno ormai interessa con la sua presenza anche i territori del nostro Parco. Al momento non si hanno indicazioni certe sulle aree di svernamento, ma in diverse zone e in diversi periodi la presenza di questo splendido animale è data ormai per assodata. E' comunque in atto un progetto di monitoraggio di orso (Ursus arctos) e lupo (Canis lupus) per meglio comprendere le dinamiche di ripopolamento sul territorio da parte di queste specie.
In corrispondenza dei fondovalle e nei boschi di latifoglie e conifere vivono alcuni tra i più noti rappresentanti della famiglia dei Mustelidi: il tasso (Meles meles), elusivo carnivoro dalle abitudini notturne che predilige ambienti boscosi, soleggiati e cespugliati a margine dei coltivi, la faina (Martes foina), diffusa in prossimità dei coltivi e degli incolti, la martora (Martes martes), specie arboricola legata alla foresta matura e la donnola (Mustela nivalis), presente nei boschi dell'orizzonte montano in Val Paghera di Ceto, conca del Lago d'Arno, piana del Gaver.

Il riccio (Erinaceus europaeus), specie insettivora, è ampiamente diffuso dal piano basale fino a 1500 metri circa di quota, nei boschi di latifoglie frammisti a radure e al margine dei seminativi.

Fra i Roditori arboricoli è facile avvistare lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), che predilige i boschi di latifoglie e conifere dai 500 ai 2000 metri di quota, mentre il ghiro (Glis glis), seppur legato alle foreste mature di caducifoglie, può essere avvistato anche in prossimità dei fienili.
La volpe (Vulpes vulpes), specie ubiquitaria, predilige ambienti selvaggi ricchi di copertura vegetale, anfratti cespugliati e rocce che le permettono di stabilirvi le tane, dai 500 fino ai 2000 metri di quota. Le foreste miste a radure dell'orizzonte submontano e montano sono frequentate, rispettivamente, dal toporagno (Sorex araneus) e dal toporagno alpino (Sorex alpinus).

Tra i 500 e i 1800 metri, in ampie radure al margine delle foreste miste di latifoglie e conifere e nelle peccete non chiuse vive il cervo (Cervus elaphus), regale Ungulato appartenente alla famiglia dei Cervidi.
Lo stesso habitat, seppure provvisto di un ricco sottobosco cespugliato, è occupato dal capriolo (Capreolus capreolus), aggraziato cervide dalle abitudini elusive.

Tra i Lagomorfi la lepre comune (Lepus europaeus) è distribuita uniformemente tra i fondovalle e i 1500 metri di quota, in prossimità degli incolti e dei boschi di latifoglie ricchi di radure.

In corrispondenza del piano culminale, nelle praterie alpine e nelle pietraie vivono la lepre variabile (Lepus timidus), l'ermellino (Mustela erminea) e la marmotta (Marmota marmota), grosso Roditore diffuso, nel Parco, tra i 1800 e i 2800 metri di altitudine. L'organizzazione sociale di questa specie prevede che un componente della colonia funga da sentinella e segnali la presenza di potenziali nemici attraverso l'emissione di un fischio stridulo. L'arvicola delle nevi (Microtus nivalis) è un piccolo Roditore che vive in tane scavate nel terreno nell'orizzonte subalpino ed alpino.

Oltre il limite della vegetazione arborea è possibile osservare il camoscio (Rupicapra rupicapra) e lo stambecco (Capra ibex), eleganti Ungulati appartenenti alla famiglia dei Bovidi, che prediligono le rocce più impervie e scoscese del Parco. Il camoscio, animale dalle abitudini gregarie, si differenzia dallo stambecco, oltre che per le dimensioni ridotte e per la presenza, in entrambi i sessi, di piccole corna ripiegate ad uncino, per la maggiore elusività.

Gli uccelli

Numerosissime sono le specie di avifauna che vivono nei diversi ambienti dei Parco. Caratteristici dei boschi dell'orizzonte submontano sono i Picidi quali il picchio verde (Picus viridis), il picchio rosso maggiore (Picoides major) -facilmente individuabile grazie al caratteristico richiamo, un breve e acuto kik che viene emesso molto velocemente - ed il raro picchio nero (Dryocopus martius), la cui presenza è strettamente legata alla disponibilità di vecchi alberi marcescenti. Durante la primavera e l'estate esso si nutre soprattutto di larve di insetti parassiti degli alberi, che ricerca scavando buchi nel tronco; in autunno ed in inverno si nutre degli insetti svernanti sotto le cortecce e dei semi delle pigne. Per poter estrarre i pinoli il picchio incastra le pigne in una fessura della corteccia di un albero, generalmente sempre lo stesso, che si riconosce per le pigne già utilizzate che si accumulano alla sua base.

La civetta capogrosso (Aegolius funereus) è uno Strigiforme che vive nei boschi d'alto fusto con presenza di larice e nidifica volentieri nelle cavità prodotte dai picchi. Altri rapaci notturni che vivono nel Parco sono la civetta nana (Glaucidium passerinum), l'allocco (Strix aluco) e il gufo comune (Asio otus), che predilige i boschi frammisti a radure. Fra i rapaci diurni si ricordano il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), lo sparviere (Accipiter nisus), la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), l'astore (Accipiter gentilis) presente nelle foreste di conifere a quote comprese tra i 1000 ed i 1800 metri di quota.

Nel Parco vivono anche i Tetraonidi, uccelli di particolare interesse a causa della loro rarità e delle notevoli esigenze ecologiche. Nei boschi misti con ricco sottobosco è possibile avvistare il francolino di monte (Bonasia bonasia), mentre il fagiano di monte o gallo forcello (Tetrao tetrix) predilige i lariceti e gli arbusteti alpini tra i 1600 ed i 2200 m di quota. Il gallo forcello è una specie poligama in cui il corteggiamento avviene, dopo un susseguirsi di inseguimenti e combattimenti tra maschi per aggiudicarsi, mediante parate, danze e canti alle prime luci dell'alba, la migliore arena di canto (area in genere pianeggiante e priva di vegetazione che viene riutilizzata ogni anno). Nelle arene di canto, al termine delle esibizioni, avviene l'accoppiamento delle femmine con i maschi dominanti.

Rarissimo è il gallo cedrone (Tetrao urogallus), specie che vive solo in ambienti naturali integri e che è ormai relegata, con consistenze irrisorie, in pochi ambiti boscati della Val Paghera di Vezza d'Oglio e della località Olda di Sonico. Il suo habitat è essenzialmente costituito da foreste miste di latifoglie e conifere, con abbondante sottobosco erbaceo ed arbustivo, rigogliosa rinnovazione e presenza di vetusti esemplari arborei necessari alla specie come posatoi e per l'involo. Il gallo cedrone è particolarmente sensibile al disturbo antropico.

La pernice bianca (Lagopus mutus) è il tetraonide che vive alle quote più elevate. Analogamente alla lepre variabile ed all'ermellino in inverno assume una livrea completamente bianca che le consente di mimetizzarsi perfettamente con l'ambiente da lei frequentato, al limite delle nevi perenni a quote comprese tra i 2300 ed i 2800 m di quota. Nel piano culminale era un tempo diffusa la coturnice (Alectoris graeca), specie rupicola il cui habitat ideale coincide con i versanti aridi esposti a sud tra i 1700 ed i 2300 metri di quota.

La prateria alpina è abitata dal culbianco (Oenanthe oenanthe), dal sordone (Prunella collaris) e dal fringuello alpino (Montifringilla nivalis).

Sui dirupi rocciosi degli orizzonti estremi nidificano l'aquila reale (Aquila chrysaëtos) ed il gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus). L'aquila, specie territoriale e monogama, durante l'estate si nutre soprattutto di marmotte, giovani ungulati, ricci, volpi, corvidi e passeriformi. In inverno e primavera consuma le carcasse degli erbivori selvatici e del bestiame domestico travolto da slavine.

Pesci, Anfibi e Rettili

Nelle acque correnti la specie ittica più frequente è la trota fario (Salmo trutta fario), presente sia per le periodiche immissioni di ripopolamento sia per la sua elevata capacità riproduttiva. La sottospecie originariamente autoctona è ampiamente diffusa nella media ed alta Val Camonica e nell'alta Valle del Caffaro, fino ad oltre 2000 m di quota. Altri Salmonidi presenti, seppure non autoctoni, sono la trota marmorata (Salmo trutta marmoratus) e la trota iridea (Salmo gairdneri). La fauna ittica del Parco comprende anche lo scazzone (Cottus gobio), presente nell'areale della trota fario seppure a quote più basse, e la sanguinerola (Phoxinus phoxinus), conosciuta con certezza solamente per i tratti inferiori dei principali torrenti del Parco Adamello.
Legati all'acqua e più in generale agli ambienti umidi almeno nelle prime fasi del ciclo vitale, sono gli Anfibi. Agli Urodeli appartengono salamandre e tritoni. La salamandra pezzata (Salamandra salamandra) abita le vallecole umide del bosco misto. Nel Parco è indicata per la Valle dei Re a Niardo, la Val Paghera di Ceto, la Val Saviore, la Val Malga e la Val d'Avio. La salamandra alpina (Salamandra atra) è più alto-montana ed alpina ed è ovunque vicariante della salamandra pezzata. Vive nei siti umidi e ombrosi dei bosco di conifere ed è presente fino alla fascia degli arbusti contorti, nella prateria e nei macereti alpini, in luoghi con elevato tasso di umidità ambientale. Nel Parco è segnalata solo per la Val Braone e per l'alta Val Malga (dintorni del Lago Baitone e presso il Rifugio Tonolini). Il tritone crestato (Triturus carnifex) è specie planiziale con ampia distribuzione submontana e montana, nelle valli interne può raggiungere anche la fascia subalpina. Predilige acque a lento corso, o stagnanti. Nel Parco, nonostante la sua ampia adattabilità, è segnalato solo per la località Lagoja, sopra Berzo Demo. Il tritone alpino (Triturus alpestris), proprio dei siti alto-montani, nelle Alpi frequenta laghi e laghetti nonché le anse dei torrenti ove la corrente è meno forte. Per il territorio del Parco è segnalato esclusivamente in alta Val d'Avio, presso Malga Lavedole.
La rarità dei tritoni in Valle Camonica è ritenuta dagli esperti anche conseguenza delle indiscriminate immissioni di trote, vere e proprie predatrici di Urodeli. Per quanto riguarda gli Anfibi Anuri, nel Parco sono presenti rane verdi, rane rosse e rospi propriamente detti. La rana verde per eccellenza (Rana esculenta) è segnalata unicamente per i dintorni di Breno, ma la sua presenza è possibile anche lungo il fondovalle di tutto il medio corso dell'Oglio. Al gruppo delle rane rosse è riferibile la rana temporaria (Rana temporaria), specie montana e subalpina solo temporaneamente acquatica: infatti, gli adulti si trovano dispersi sul territorio, anche lontano dall'elemento che ha assicurato il loro sviluppo. Nel Parco è segnalata in numerosissime località, anche oltre i 2000 metri di quota.
Il rospo comune (Bufo bufo), notoriamente erratico negli ambienti submontani e montani più diversi, è invece indicato solamente in Val Saviore e Val Malga.

La natrice dal collare (Natrix natrix) e la natrice tessellata (Natrix tessellata) sono legate alle acque stagnanti tra i 300 e i 1800 metri di quota. Le natrici sono segnalate nel territorio di Breno, Niardo, Cedegolo, Malonno, Vezza d'Oglio e Temù. In ambienti secchi con arbusti, ai margini boschivi, nelle radure e negli incolti, è possibile imbattersi nel biacco (Coluber viridiflavus) indicato, fra 650 e 1300 m di quota, per i dintorni di Breno, Ceto, Capo di Ponte, Berzo Demo, Valle di Saviore, Malonno e Sonico. Nello stesso orizzonte, ma più arboricolo, è possibile trovare il colubro di Esculapio (Elaphe longissima), che frequenta boschi, radure e ambienti ruderali. Un Colubride più xerofilo è il colubro liscio (Coronella austriaca), indicato per Breno, Val di Saviore e Val d'Avio. Fra gli Ofidi, le uniche specie velenose sono la vipera comune (Vipera aspis), ampiamente diffusa fra 500 e 1200 m, e il marasso (Vipera berus) che non pare condividere il territorio con essa e può essere considerato suo vicariante, diffuso fra l'orizzonte montano superiore e quello altoalpino. Fra i Rettili Sauri sono diffusi l'orbettino (Anguis fragilis), che vive nella lettiera dei boschi e nei terreni ricchi di humus, la lucertola muraiola (Podarcis muralis), il ramarro (Lacerta bilineata), che abita gli arbusteti, i pendii e le radure dei boschi soleggiati. Il Sauro più interessante dal punto di vista naturalistico è però la lucertola vivipara (Lacerta vivipara), presente in molte località, per lo più nel rodoreto e nei siti esposti ma umidi, o addirittura presso i ruscelli, da 1230 a 2550 m.

The flora of screes