Monitoraggio chirotteri in Valle Camonica

A cura di Giovanni Antonio Lieta – Guardia Ecologica Volontaria


I chirotteri sono comunemente conosciuti come pipistrelli, probabilmente dal latino vespertīliō-ōnis, a sua volta derivato da vesper-is, ovvero sera.

In tutto il mondo se ne conoscono oltre 1300 specie, delle quali 33 presenti in Italia, che rappresentano un terzo delle specie di mammiferi selvatici terrestri italiani e, in molti ecosistemi, rivestono l’insostituibile ruolo di principali predatori notturni di insetti. Questi piccoli mammiferi sono un capolavoro dell’evoluzione: sono gli unici a poter sfruttare il cielo notturno grazie alle loro ali sottili e a potersi muovere nel buio più completo grazie ad un sofisticato “sonar”. L’unica eccezione è costituita dalle volpi volanti (il nome comune della famiglia degli Pteropodidi), pipistrelli di grandi dimensioni (pesano dai 20 ai 1500 g) dalle abitudini diurne o crepuscolari che vivono in Asia, Africa e Oceania e che si nutrono di frutta e nettare. Negli ecosistemi rivestono l’insostituibile ruolo di principali predatori notturni di insetti.

Purtroppo, numerose specie di pipistrello sono a rischio di estinzione. Le cause sono diverse, dalla distruzione dei siti di rifugio, al massiccio impiego di pesticidi in agricoltura: tutte provocate, direttamente o indirettamente, dall’uomo.

A ciò si aggiunga la persecuzione diretta da parte dell’uomo, che spesso uccide o allontana dai rifugi i pipistrelli perché li reputa erroneamente pericolosi o dannosi.

A tal proposito, occorre ricordare che i nostri pipistrelli sono esseri innocui, non si impigliano ai capelli e non succhiano il sangue (sono solo tre le specie di pipistrello ematofaghe, vivono in Centro-Sud America e si nutrono praticando minuscoli tagli sulla pelle di altri animali). I pipistrelli presenti nel nostro continente sono tutti di piccole dimensioni (pesano dai 3,5 ai 50 g) e si nutrono di insetti ricoprendo quindi un ruolo molto importante negli ecosistemi in cui vivono aiutando a mantenere in equilibrio le popolazioni di insetti, evitando che alcune proliferino oltre misura (pensiamo alle fastidiose zanzare…). Il loro guano, inoltre, considerato a torto trasmettitore di infezioni, è ricco di fosfati e quindi un eccellente fertilizzante. A differenza di quanto si crede comunemente i pipistrelli non sono ciechi, ma possiedono occhi ben adattati a vedere in condizioni di scarsa illuminazione.

Il senso più importante per i pipistrelli è però l’udito: questi animali si muovono e cacciano nel buio più completo attraverso l’uso di un sofisticato “biosonar”. Emettono infatti ultrasuoni, suoni con frequenze superiori a quelle captate dall’orecchio umano (>20 kHz), il cui eco di ritorno, captato con le grandi orecchie, viene costantemente analizzato e forma nella loro mente una immagine “sonora” dettagliata dell’ambiente che li circonda. Il padiglione auricolare può essere più o meno sviluppato, fino a raggiungere le dimensioni dell’intero corpo dell’animale (come ad esempio nel genere Plecotus) e può essere considerato come un grande recettore di suoni. Per poter captare al meglio gli ultrasuoni emessi, un pipistrello può muovere il padiglione auricolare volontariamente ed indipendentemente dai due lati. L’orecchio esterno di molti pipistrelli è formato anche da un trago, una piccola struttura di cartilagine che si trova proprio di fronte al padiglione auricolare e che aiuta gli animali a capire da dove proviene un suono. La forma e le dimensioni del trago e del padiglione auricolare di ciascuna specie sono molto diverse e sono usate, insieme ad altri caratteri, per l’identificazione delle diverse specie.

Gli ultrasuoni servono principalmente per muoversi e cacciare nel buio e le loro caratteristiche dipendono soprattutto dall’ambiente in cui l’animale è solito muoversi (es. il folto del bosco o campi aperti), dall’attività che sta svolgendo in quel momento (es. orientamento o caccia) e dalla specie di appartenenza.

Esistono degli strumenti particolari che permettono di sentire gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli: sono dei rilevatori di ultrasuoni, più conosciuti come “bat detector”. Questi strumenti consentono, grazie ad uno speciale microfono sensibile alle alte frequenze, di captare gli ultrasuoni e di renderli udibili, grazie ad un sistema che li abbassa a delle frequenze che anche noi umani possiamo percepire.

Mediante il rilevamento di ultrasuoni (monitoraggio bioacustico) è possibile contattare la maggior parte delle specie, sebbene alcune, quali gli orecchioni (genere Plecotus) e i Rinolofidi, emettano segnali difficili da captare con un bat detector. Gli orecchioni usano infatti degli ultrasuoni particolarmente deboli, che sono quindi difficilmente percepibili se non si è a pochi metri dall’animale. I Rinolofidi, invece, con il loro sofisticato sonar, sono difficili da rilevare con il bat detector perché emettono ultrasuoni molto direzionali, difficili da captare se non ci si trova lungo la traiettoria del suono, e con una frequenza alta, che si diffonde a distanze limitate nell’aria.

Attraverso lo studio dei paramtrei degli ultrasuoni registrati è possibile determinare la specie o il gruppo di specie a cui appartiene l’animale che ha emesso l’ultrasuono. Non sempre infatti si può risalire alla specie di appartenenza, perché le caratteristiche di ciascun ultrasuono dipendono anche dall’ambiente in cui l’animale è solito muoversi e dall’attività che sta svolgendo in quel momento. Specie diverse possono quindi usare ultrasuoni simili, rendendo a volte difficile o impossibile la loro determinazione con l’uso di un bat detector.

Pages: 1 2