Monitoraggio della diffusione del Panace di Mantegazza in Valle Camonica

Il suo nome scientifico è Heracleum mantegazzianum, ma è meglio conosciuta come Panace di Mantegazza. «Può crescere in altezza fino a 5 metri» spiegano i botanici del Museo di Storia Naturale di Milano, Gabriele Galasso ed Enrico Banfi, che hanno lavorato alla classificazione delle specie invasive promossa dal ministero dell’ Ambiente a livello nazionale.

«La Panace di Mantegazza fiorisce una sola volta nella sua vita e poi muore». La Lombardia è risultata essere la regione con il maggior numero di specie «aliene» e invasive. «Le prime sono 545 su un totale di 3.220 specie spontanee – aggiungono i due esperti, che hanno lavorato con la Regione per predisporre un database e un manuale botanico-applicativo. A esse si sommano 84 specie invasive».

Seppur la sua vita è breve, la sua crescita è molto veloce visto che può arrivare a raggiungere i 5 metri di altezza. Il problema non è solo che si tratta di una pianta molto invasiva, la preoccupazione principale è che può arrecare seri danni alla nostra salute. Così temuta, per i danni che il contatto con il liquido interno può recare alla salute, che la Regione Lombardia ne ha fatto oggetto di un’allerta a tutte le Asl. I danni che questa pianta può causare sono vesciche, eruzioni cutanee e ustioni che possono richiedere fino a sette anni per raggiungere una completa guarigione.

La sua linfa contiene sostanze chimiche tossiche che reagiscono con la luce, a contatto con la pelle umana, causando la formazione di vesciche. In pratica impedisce alla pelle di proteggersi dai raggi solari, e le conseguenze sono delle bruttissime scottature che lasciano evidenti cicatrici. Se la sua linfa entra in contatto con gli occhi, può causare cecità momentanea o permanente. Se per qualsiasi ragione si entrasse in contatto con questa pianta, la prima cosa da fare è lavarsi con acqua e sapone e poi recarsi all’ospedale. Gli esperti raccomandano di eradicarla nel caso la si dovesse vedere. Per farlo occorre però proteggere il corpo con abiti adatti, munirsi di guanti e occhiali, e coprirsi anche il viso. E’ una pianta molto pericolosa ed è fondamentale saperla riconoscere.

Si trova soprattutto lungo sentieri e argini, ma cresce anche in luoghi come parchi, cimiteri e terreni incolti. Come riconoscerla:

  1. Il colore delle foglie, a differenza dell’angelica, dell’Heracleum lanatum e della panace comune (Heracleum sphondylium), sono di colore verde chiaro brillante e tendente al giallo con le profonde lobature e segmentazioni
  2. L’aspetto del tronco è molto spesso e robusto, simile a quello del carciofo, con striature rosso scuro e contornato da peli irti
  3. L’altezza e la mole che sono molto superiori a quelle delle altre due piante citate dalle quali va distinta
  4. L’aspetto ovoidale dei frutti e del loro involucro, nel momento della fioritura rimane attaccato alla base dell’ombrella e tende ad appassirsi
  5. Il diametro e l’imponenza dell’ombrella che è la più grande tra le ombrellifere In Italia la Panace di Mantegazza si trova solo in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria occidentale, nell’estremo settentrionale della Lombardia e, secondo altre fonti, anche in Veneto e Trentino, mentre segnalazioni sporadiche sono state riportate a Cremona, nel Bresciano, nella Bergamasca e in Valle Camonica.

Come fare una segnalazione?

Chi ritiene, ente pubblico o privato cittadino, di aver notato la presenza della pianta è invitato a trasmettere all’indirizzo email info@parcoadamello.it le seguenti informazioni:

  1. Numero di telefono del segnalatore;
  2. Documentazione fotografica della pianta nel suo insieme e particolare delle foglie;
  3. Localizzazione possibilmente con rilievo GPS o descrizione località.

SI RACCOMANDA DI NON TOCCARE LA PIANTA, ED EVENTUALMENTE FARLO SOLO SE DOTATI DI GUANTI PROTETTIVI PER SOSTANZE CHIMICHE ED OCCHIALI ANTISPRUZZO

E’ OPPORTUNO DIVULGARE IL PIU’ POSSIBILE QUESTE NOTE
FONTE: soccorsoitalia118


LA PROBLEMATICA DELLE SPECIE ALIENE INVASIVE

Le specie aliene invasive (IAS, Invasive Alien Species) derivano da un’introduzione volontaria o involontaria da parte dell’uomo al di fuori del loro areale di presenza naturale. Le IAS sono riconosciute tra i fattori maggiormente responsabili della perdita di biodiversità e dell’alterazione dei servizi ecosistemici a essa collegati, possono causare gravi effetti diretti o indiretti sulle specie autoctone, sugli habitat e di conseguenza sull’equilibrio degli ecosistemi dove sono state introdotte. Non meno gravi sono le ripercussioni negative che le IAS possono avere sull’economia e sulla salute umana.
Visti i potenziali impatti negativi delle IAS, l’Unione Europea ha promosso diverse attività di ricerca e di monitoraggio relative a queste specie, come ad esempio il progetto DAISIE (Delivering Alien Invasive Species Inventories for Europe), finanziato nell’ambito del sesto programma quadro per la ricerca dell’UE. DAISIE ha individuato oltre 12.000 specie alloctone presenti in Europa, delle quali 1.094 (11%) causano impatti ecologici e 1.347 (13%) impatti economici. Seguendo quanto previsto dalla Strategia sulla Biodiversità, il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno inserito tra le proprie politiche la gestione e il contrasto alle IAS, introducendo il Regolamento UE n.1143/2014.

In Regione Lombardia la legge regionale n. 10/2008 “Disposizioni per la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea” affronta il tema delle specie esotiche invasive, prevedendo la redazione di liste nere di specie alloctone oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione. Le liste nere (una per le specie animali ed una per le specie vegetali) sono state approvate con d.g.r. 24 luglio 2008, n. 8/7736. La stessa legge vieta l’introduzione
di specie vegetali alloctone negli ambienti naturali, nonché il rilascio nel territorio regionale di individui di qualsiasi specie di invertebrati, anfibi e rettili non autoctoni.